Ci sono giorni in cui mi sembra che il cervello si spenga, non del tutto, non davvero, è più una sensazione di stacco, come se qualcuno avesse abbassato la leva dell’energia lasciando però accese tutte le luci dei pensieri.
Perché la verità è che il mio cervello non si spegne mai: corre, salta, immagina, costruisce, è il resto del corpo che non lo segue, la voglia di fare che rimane indietro, seduta da qualche parte a guardarmi con aria di rimprovero.
E allora mi ritrovo così: piena di idee, ma con le mani vuote.
Capita anche a voi?
Quando le storie scappano

Mi succede spesso, mi metto lì, con tutta la buona volontà del mondo, pronta a scrivere un racconto. Apro il computer o l’app delle note e mi dico: “Adesso lo faccio, adesso lo metto giù”.
E invece no.
La storia che avevo in testa, così nitida, così viva, comincia a sfumare.
È come se avesse una sua volontà, una sua timidezza. Appena provo a catturarla, si dissolve. Rimane solo un’eco, un’impressione, un “quasi”.
E allora mi arrabbio con me stessa.
Penso che sia pigrizia.
Penso che sia mancanza di disciplina.
Penso che sia colpa del sonno arretrato — che in questo periodo è tanto, e si sente — e che mi rende più lenta, più opaca, più incline a lasciar perdere.
Così chiudo tutto e mi dico: “Lo farò dopo”.
E quel “dopo” spesso non arriva.
La scena del treno
L’altro giorno, però, è successa una cosa buffa.
Stavo andando a prendere il treno, camminavo veloce perché ero in ritardo (come sempre), e all’improvviso nella mia testa è comparsa una bellissima intro per un racconto. Una di quelle che ti fanno pensare: questa è buona, questa non me la devo perdere.
Era perfetta.
Aveva ritmo, aveva immagini, aveva quella scintilla che ti fa venire voglia di sederti subito a scrivere.
Ovviamente non avevo modo di farlo, così ho pensato: “Mi mando un vocale, almeno non la dimentico”.
Un’idea semplice, pratica, moderna.
Il risultato è stato… imbarazzante.
Appena ho iniziato a parlare, mi sono resa conto che ciò che avevo immaginato non riusciva a uscire dalla mia bocca. Le frasi si inceppavano, le immagini si sgonfiavano, il ritmo spariva. Era come se la storia, appena uscita dalla testa, perdesse tutta la sua magia.

Mi sono ascoltata e ho pensato: “se avevo immaginato qualcosa di così bello perché adesso sembra solo un gran pasticcio?”
Forse non è pigrizia
Forse non è pigrizia. Forse non è mancanza di volontà. Forse è solo che la mente ha i suoi tempi, i suoi modi, le sue porte segrete.
A volte crea mondi interi, ma non è pronta a farli uscire. A volte mi dà un’idea, ma non la struttura. A volte mi regala un’immagine, ma non la frase che la contiene.
E allora resto lì, sospesa tra ciò che sento e ciò che riesco ad esprimere. Resto sospesa tra il mio mondo interiore che corre e quello esterno che inciampa.
Forse è normale.
Forse è umano.
Forse è il modo in cui le storie mi chiedono di essere rispettate, forse è che il tempo per sedermi e scriverle con la cura che meritano non c’è mai e forse è semplicemente che alcune storie vogliono e devono rimanere solo mie.
Lasciare che le idee respirino
Devo ricordare a me stessa che non tutto ciò che nasce nella testa deve diventare subito qualcosa.
Non ogni intuizione deve essere catturata al volo.
Non ogni racconto deve essere scritto nel momento esatto in cui mi appare.
A volte basta lasciarlo lì, in quel luogo misterioso dove le idee riposano, fermentano, si trasformano.
E quando saranno pronte, torneranno.
Magari diverse, magari più mature, magari più vere.
Nel frattempo, continuo a osservare, immaginare e sognare, il resto? Come dico sempre il resto è noia e forse un giorno, quando avrò tutto il tempo di sedermi e scrivere tutto ciò che mi passa per la testa quando mi passa per la testa, forse riuscirò a mettere ordine nella valanga di storie – magari proprio mentre corro verso un treno – e completerò un racconto.
Ogni cosa arriva quando sei pronto a riceverla.
(cit. Carl Gustav Jung)
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