La fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo e quando si mette all’opera si salvi chi può!

E pensare che qualcuno mi aveva detto: “l’8 agosto si aprirà un portale di energia positiva e abbondanza, sfruttalo per attrarre prosperità”. Così, da brava ingenua quale sono, ho dedicato molte delle giornate precedenti la data a praticare meditazione, pensieri positivi e visualizzazioni, nel tentativo di attirare almeno un po’ di “fortuna”, ma come al solito, ho ottenuto l’effetto contrario.

Povera me!!! Meglio se vi racconto il mio 8 e 9 agosto.

L’8 agosto, come ogni giorno, mi sono affrettata ad andare al lavoro. In questi giorni di agosto il traffico è limitato così posso prendermi la libertà di dormire fino all’ultimo minuto, ma, precisa e puntuale come un orologio svizzero, alle 8.30 ho aperto lo studio come ogni altro giorno dell’anno.

Per fortuna la mattinata si è dimostrata molto pigra e noiosa così ho avuto la possibilità di continuare con i miei esercizi di meditazione e visualizzazione, “melius abundare quam deficere“.

Dovete sapere che, nonostante il lavoro scarseggi, la politica dello studio è tenere sempre aperto e con le colleghe ci turniamo affinché ci sia sempre qualcuno in segreteria. Io scelgo il periodo di fine agosto, un po’ perché amo andare in ferie quando tutti gli altri tornano alla normalità è un po’ perché amo rimanere in ufficio quando non c’è nessuno.

Durante la pausa pranzo torno a casa di fretta (la vita è una corsa continua, un po’ come nel film “In Time”, dove il tempo è la valuta di scambio) e mi preparo qualcosa da mangiare, concedendomi poi finalmente qualche minuto di relax con contorno di meditazione e visualizzazioni e, ancora, “melius abundare quam deficere.

Nel pomeriggio mi dirigo nuovamente verso l’ufficio per finire la giornata lavorativa, ma proprio mentre sto parcheggiando, si illumina la spia del motore (prima sfortuna). Fortunatamente (se così si può dire), sono quasi al termine della manovra, quindi parcheggio e arrivo al lavoro senza ulteriori problemi..

Ovviamente non appena vedo questo simbolo, provo un senso di paura e subito invio un messaggio al “Santo” di mio fratello I. (soprannominato “Babbolino bello bello”) e al mio compagno M. (chiamato anche “Ometto” o “Vuomo”, oltre ad amore mio).

Contemporaneamente, visto che sono una persona molto pratica, prenoto una diagnosi alla concessionaria Toyota che, per “fortuna” (ancora questa parola!!!), aveva un posto disponibile il giorno seguente alle 14:30. Mi considero davvero “fortunata”, poiché tutto coincide perfettamente con il mio orario di lavoro.

Cerco un modo per pianificare la giornata successiva, senza macchina è un po’ complicato ma si può fare, devo solo organizzarmi al meglio. La soluzione è: “sveglia all’alba, in bicicletta fino al tram, tram fino al centro città, poi a piedi fino al lavoro”. E in pausa pranzo basterà fare il percorso al contrario, sperando di trovare anche qualche minuto per mangiare.

“WOW progetto fatto e tutto combacia alla perfezione, sono proprio un genio”, dico tra me e me.

Così, la sera, dopo aver controllato accuratamente la macchina – livelli di acqua, olio, liquido dei freni, ecc. – e constatato che tutto è a posto, la porto a casa per tenerla più vicina alla concessionaria per il giorno successivo.

Una volta a casa però mi attende un altro compito: verificare che la bicicletta, inutilizzata da anni, sia ancora funzionante. Dopo aver gonfiato le gomme e rimosso le ragnatele, sembra che tutto sia pronto per il giorno seguente e …

finalmente riesco a rilassarmi.

Il 9 agosto, proprio come da programma, mi alzo all’alba e faccio un rapido controllo delle gomme della bicicletta, tutto sembra a posto ma per essere più sicura prendo la micropompa e aggiungo un po’ d’aria, non si sa mai!!!

Inizio il mio viaggio in bicicletta, ma per qualche strano motivo non riesco a mantenere la direzione, quasi come se fossi ubriaca. Così, mi fermo per sistemarmi e controllare che la borsa sul manubrio non ostacoli i miei movimenti. Dopo aver ripreso il controllo, riparto con maggiore attenzione, desiderosa di arrivare in tempo al tram. Nonostante un inizio incerto, riacquisto sicurezza e presto mi ritrovo a pedalare velocemente lungo la strada.

Che gioia sentire l’aria tra i capelli, mi sento così viva e felice, era da tempo che volevo riprendere a fare sport e ora mi sembra di volare …

La sensazione di libertà però dura molto poco, infatti durante il percorso la ruota posteriore della bicicletta comincia a perdere aria e mi fermo immediatamente per sistemarla. Avevo previsto che potesse accadere ma speravo di raggiungere il tram con sufficiente autonomia, forse facendo qualche sosta intermedia. Invece, la bicicletta mi lascia a metà strada con una ruota posteriore a terra (seconda sfortuna).

Tento la chiamata al Santo (c.d. “Babbolino bello bello”) con scarse speranze, per sapere se è ancora a casa e se può prestarmi una bicicletta… ma, da vero Santo qual è, mi propone di usare la sua auto (un bolide fantastico, velocissimo, perfetto… tremo persino all’idea di toccarla).

La sfida ora è portare la bicicletta a casa nel minor tempo possibile. Inizio il viaggio di ritorno cercando di non appesantire la ruota posteriore per evitare altri danni, ma pedalare cercando di mantenere il peso sul manubrio è troppo complicato, sono decisamente fuori allenamento e, frustrata, decido di sedermi sulla sella anche se ciò potrebbe rovinare ulteriormente la gomma, ma a questo punto la scelta è tra me o lei!!!

Il tragitto per tornare verso la casa di mio fratello si rivela estremamente arduo: niente vento tra i capelli, nessuna chance di accelerare, solo una grande fatica e il senso di libertà mi abbandona velocemente.

Questa esperienza mi ha insegnato a non sfidare più la sorte con portali di abbondanza o portoni energetici, perché invocando la fortuna si può attirare la sfortuna, che potrebbe rivolgersi verso di te per prima e allora si salvi chi può!!!

Io magnificamente imperfetta!

Ma, come accade in ogni storia, può davvero finire semplicemente cosi?

Eh no, sarebbe troppo facile. Infatti, il 10 e l’11 agosto proseguono sulla stessa linea, il portale di sfortuna si è aperto e non mostra segni di volersi richiudere.

Il 10 agosto inizia in maniera perfetta, sono già a casa del mio compagno, lui è andato al lavoro così posso godermi il lettone tutto per me, mi alzo tardi ed esco a fare due passi in mezzo al mercato, mi prendo il tempo per andare in pasticceria a fare colazione. Le commissioni possono aspettare e, anche se per breve tempo, mi sento proprio una “signora”.

Il pomeriggio però arriva presto e devo abbandonare il mio oziare per iniziare a preparare le verdure per la cena che si terrà alla sera con amici.

Mi munisco di “mandolina” e comincio a tagliare montagne di verdure. Non essendo molto paziente e volendo accelerare il processo, mi avvicino troppo alla lama… finché il mio pollice finisce in mezzo e ne taglio via un bel pezzo (terza sfortuna)…

Non posso descrivervi l’espressione del mio compagno; colto dallo spavento, inizia immediatamente a rimproverarmi per la mia distrazione e, sconvolto dalla vista del sangue, si allontana da me, non era sul punto di svenire ma poco ci mancava, ma come tutte le donne di casa, non preoccupata affatto dal taglio, applico una garza e un po’ di nastro adesivo e continuo a tagliare.

Fortunatamente la serata e la cena si concludono senza altri incidenti e alla fine della serata posso finalmente tirare un sospiro e di sollievo.

Domenica 11: finalmente un po’ di relax: “Nessuna verdura da cuocere, nessuna macchina da usare, insomma, cosa potrebbe andare storto oggi?”, mi domando. Mi aspetto una giornata perfetta, all’insegna del “tutto va bene e desidero un lieto fine per questo fine settimana estenuante”.

Così, io e il mio amore decidiamo di andare in panetteria a comprare delle brioches da gustare tranquillamente seduti su una panchina del parco. L’ombra degli alberi ha sempre un effetto benefico per me, odora di serenità e di pausa ma purtroppo non oggi infatti mentre sto mangiando un muffin alla nocciola molto goloso, un piccione decide che il posto migliore per lasciare i suoi escrementi è proprio sulla mia gamba (quarta e, spero, ultima sfortuna della giornata).

Così si conclude per me il weekend del portale di energia positiva e prosperità!!!

Ho capito in questi quattro giorni che non esistono portali magici, esistiamo noi e le nostre emozioni, possiamo vivere ciò che ci accade come una tragedia o riderci sopra, l’unica magia che esiste è l’amore delle persone che ci sono accanto e sulle quali, qualsiasi cosa succeda, possiamo sempre contare … perciò grazie famiglia, vi amo tanto, siete e sarete sempre la parte migliore di me e grazie al mio uomo che riesce sempre a farmi sentire al sicuro!!!

Io magnificamente imperfetta!!!

Una replica a “La fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo e quando si mette all’opera si salvi chi può!”

  1. e gia mi sembra che hai chiuso con il botto.

    La cacca porta soldi la sfortuna non esiste ,sono episodi della vita di tutti i giorni basta prenderli con filosofia .

    bel weekend comunque pieno di novità

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