Questa domanda l’ho trovata per caso su un sito e… mi ha illuminata. La mia risposta è semplice: non dovrei.
Anzi, per me la domanda più sensata è un’altra: perché dovrei voler essere leader in un mondo dove tutti vogliono comandare e nessuno vuole più aiutare?

Quando abbiamo smesso di sostenerci, soccorrerci, guardarci negli occhi e dire “ci sono”? Quando abbiamo deciso che guidare vale più che accompagnare?
La verità è che essere un leader non è una medaglia da appendersi al petto. È un peso. Un insieme di responsabilità che non tutti vogliono, ma soprattutto, che non tutti hanno la capacità di portare.
Essere un leader significa prendere decisioni difficili, spesso al buio, senza sapere davvero cosa succederà. Significa assumersi le conseguenze, anche quando non dipendono solo da te. E questo, se non sei preparato, ti mangia energie, tempo, salute mentale e fisica.
Poi c’è un altro punto: non tutti hanno interesse o capacità a gestire persone, risorse, conflitti, strategie. E va benissimo così. La leadership richiede competenze specifiche: comunicare con chiarezza, motivare, ascoltare, mediare, vedere più lontano degli altri. Se non ti ci ritrovi, non significa che vali meno. Significa solo che hai altri talenti, altre strade, altre forme di contributo.
E infine c’è il prezzo più alto: il tempo. Essere un leader spesso vuol dire sacrificare pezzi di vita personale, rinunciare a momenti che non tornano, mettere gli altri davanti a te.
Se ami il tuo equilibrio, se difendi il tuo spazio, se vuoi respirare senza sentirti sempre “in servizio”, allora forse la leadership non è la tua direzione. E non c’è nulla di sbagliato.
Rinunciare a essere un leader non è mancanza di ambizione, è lucidità, è rispetto per sé stessi. È scegliere il proprio benessere prima di un ruolo che non ci appartiene.
A volte penso che il vero coraggio non sia guidare gli altri, ma restare fedeli a sé stessi. Scegliere la propria misura, il proprio ritmo, il proprio modo di stare al mondo, senza sentirsi in difetto perché non si vuole “stare davanti”.

Forse non abbiamo bisogno di più leader. Forse abbiamo bisogno di più persone che si ascoltano, che si rispettano, che si tendono la mano senza aspettarsi nulla in cambio. Persone che non vogliono comandare, ma collaborare e condividere il cammino.
E allora la domanda cambia: non più “perché dovrei essere un leader?”, ma “che tipo di persona/presenza voglio essere nella mia vita e nella vita degli altri?“. Una presenza che spinge? O una presenza che accompagna?
Io una risposta, dentro di me, ce l’ho.
E tu… che tipo di persona/presenza vuoi essere?
“La vera gloria è essere fedeli a ciò che si è”
(cit. Marco Aurelio)
“Chi vuole governare il mondo, lo rovina. Chi lo lascia essere, lo vince”
(cit. Lao Tzu)
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