Mi guardo allo specchio e la persona che mi trovo di fronte mi sembra un’estranea.
Chi sono diventata? Sempre negativa, sempre arrabbiata, sempre triste. Che fine ha fatto la mia parte giocosa, burlona e un po’ combina guai?
Negli ultimi anni, ogni volta che mi osservo, ho la sensazione di non vedermi davvero. Certo, il cambiamento fisico ha il suo peso. Passati i 50, tutto diventa più profondo – soprattutto le rughe – ma anche i sentimenti. Le delusioni mi toccano di più, scavano solchi nella mia quotidianità, come se la pelle non fosse l’unica a perdere elasticità.
Lo specchio non consola più
Una volta, quando mi arrabbiavo — soprattutto al lavoro — trovavo rifugio nel bagno. Mi chiudevo dentro, mi guardavo allo specchio e, parlando con me stessa, mi sfogavo. Bastava poco, due chiacchiere, una smorfia, una frase detta a mezza voce – o forse un insulto a chi mi aveva fatta arrabbiare – uno sguardo complice con me stessa e tutto passava, quasi un rituale balsamico, un modo per non sbottare con colleghi o titolari.

Oggi quel rituale non funziona più. Lo specchio non è più un alleato.
È diventato un giudice severo, che mi mostra solo ciò che è cambiato: le rughe, i capelli bianchi, l’occhio che cade, i solchi tra le labbra. E così, invece di calmarmi, mi ritrovo a fare smorfie per “tirare su” qualcosa, per nascondere, per correggere. Ma non funziona. Esco dal bagno più frustrata di prima, perché anziché aiutarmi, ha solo evidenziato la mia temporalità.
Il tempo che passa… e pesa
Non è solo una questione estetica. È il senso di perdita, di trasformazione non scelta. È il sentirsi meno riconoscibili, non solo agli altri, ma a se stessi. È il dolore che arriva da fuori—da ciò che accade intorno, alle persone care, alle situazioni che si trascinano—e che finisce per abitarti dentro.
Eppure, forse, questo specchio non è solo nemico. Forse è anche testimone. Di una vita vissuta, di una forza che ancora c’è, anche se si mostra in modo diverso. Forse, se smetto di cercare la me di ieri, posso iniziare a vedere quella di oggi. Con le sue rughe, sì, ma anche con la sua profondità.
Una nuova alleanza
Scrivere queste parole è già un modo per ricominciare. Per riconoscermi, almeno un po’. E se anche tu ti senti così, sappi che non sei sola. Lo specchio può essere duro, ma non è l’unico riflesso che conta. C’è quello che lasci negli altri, quello che scrivi, quello che senti. E quello, credimi, non ha bisogno di lifting.
Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni.
Abraham Lincoln
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