Mamma mia che titolo noioso, che poi utilizzato da me perde completamente di valore.
Io sono la staticità fatta persona. Sono anche pigra e incostante — o almeno, così mi dicevano i professori alle medie (ah, non ho frequentato le superiori). Forse avevano ragione. All’epoca, però, il loro giudizio ha avuto un impatto molto forte sulla mia autostima. E forse anche per questo non ho mai osato andare oltre ciò che pensavo fossero i miei limiti.
Ora però sono cresciuta, e di porte in faccia ne ho prese talmente tante che potrei aprire un negozio di serramenti. Ma, a quanto pare, anche le porte sbattute in faccia servono: sono perfette per farti capire che … devi entrare da un’altra parte.
Un giorno, mentre fissavo il soffitto con la consueta energia di un bradipo in pensione, mi è apparsa una visione. No, non un’illuminazione divina… ma mia nipote che al telefono mi diceva : “Se non ti muovi da quel divano finirai per fare la muffa!”. Così, un po’ per orgoglio e un po’ per evitare ulteriori rimproveri, ho deciso di agire.

La prima cosa che ho fatto è stata alzarmi dal divano senza lamentarmi. La seconda, scrivere una lista di cose da fare. La terza… beh, ho perso la lista. Ma il principio c’era: muoversi, anche senza una destinazione precisa.
Ho scoperto che l’azione è contagiosa: fai una cosa, poi ti viene voglia di farne un’altra, e poi un’altra ancora, fino a quando non ti ritrovi con un blog, una lavatrice avviata e una mensola piena di orchidee pronte a fiorire (questa sì che è soddisfazione).
Il segreto, forse, non è agire in grande, ma iniziare anche in piccolo. Tipo cambiare pigiama. Fare una telefonata. Scrivere questo “pensiero”.
Ecco. Se mi stai leggendo, vuol dire che sono andata avanti. E questo, per me, è già rivoluzione.
E oggi, mentre scrivo queste righe davanti al mio pc, sempre in pigiama però, posso dire una cosa con sicurezza: ho agito.

Non in modo perfetto, non con costanza svizzera, ma ho mosso un piede dopo l’altro fuori dal pantano della procrastinazione.
Il segreto per fare le cose, a quanto pare, non è aspettare l’illuminazione o la luna in Acquario. È farle. Anche se sei stanca, anche se nessuno ci crede, anche se ti tremano le ginocchia.
E magari non diventerò mai un simbolo di efficienza… ma vuoi mettere la soddisfazione di dire: “Ehi, oggi non ho solo pensato a vivere. Ho vissuto, e domani magari agisco di nuovo…” oppure faccio finta che questo racconto conti come attività fisica.
Spoiler: conta.
“L’uomo che muove una montagna inizia spostando piccole pietre”
Confucio
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