Avrei voluto raccontare tanto, sedermi davanti al pc e lasciare che le parole scorressero libere, già mi immaginavo nella veste della nuova Jane Austen, riversare all’interno di questo spazio frammenti di me, delle mie sensazioni, delle mie emozioni. Liberare la mente, attraverso la scrittura, da tutte quelle immagini che mi trattengono. Ma, ancora una volta, mi sono lasciata travolgere.
Il periodo molto intenso, saturo di informazioni, limita il mio tempo libero. Spesso mi trovo a rincorrere quei pochi momenti che mi restano, senza però riuscire a fare ordine tra la montagna di pensieri che ho in testa.

Il tempo di qualità sembra diventare sempre più raro, come una lucciola nelle calde serate d’estate, difficile da trovare, magnifica da ammirare.
A volte riesco a scorgerne il “bagliore” tra i momenti rubati al caos quotidiano: una risata sincera, un tramonto che mi ferma, il suono di una canzone che mi porta lontano. Ma altre volte inseguo quella luce invano, affannandomi senza mai afferrarla.

Un giorno, il mio dentista mi ha chiesto: “Sembra anche a te che il tempo sia accelerato?”.
Cavolo ero proprio felice di quella domanda perché per un momento non mi sono sentita un’aliena e subito ho risposto: “Sì!”. Ma poi ha proseguito: “In realtà non è il tempo che accelera, siamo noi che diventando più vecchi diventiamo più lenti”.
Cioè dico!!!! Ma vi sembra una cosa da dire?! Un momento mi sento parte di “qualcosa”, il momento successivo non sono più parte di niente! Vi assicuro, in quel momento avrei voluto … (biiip… questi pensieri non possono essere trasferiti in quanto non consoni!)
La sua affermazione mi ha raggelata.
Per giorni ho continuato a pensarci: “È davvero così? È il tempo a ingannarci, o siamo noi, prigionieri della nostra stessa percezione? O forse – e qui il pensiero si fa più audace – è tutto parte di un disegno più grande, un modo sottile per far sì che nessuno abbia il tempo di fermarsi e pensare davvero. In fondo, una mente che riflette troppo può diventare pericolosa”.

Sì sì, ok, mi sembra già di sentire i vostri commenti: “Questa è pazza!”, e forse lo sono, ma cos’è la vita senza un briciolo di follia e di ironia? Permettetemi di rispondere “Na noia!”.
E così, dopo giorni di tormento filosofico, mi sono arresa. Ho deciso di smettere di combattere contro il tempo e accettare la mia nuova realtà: “Siamo più vecchi e più lenti. Fine. Basta. Stop”.
Poi però mi è venuto un dubbio: “Se continuo a pensarci, sto sprecando tempo prezioso! E se sprecare tempo significa diventare ancora più lenta, allora sto contribuendo attivamente al processo di invecchiamento accelerato! A questo punto, la soluzione è chiara: bisogna smettere di pensare. Vivere senza riflettere, abbracciare l’ignoranza, essere liberi!”.
Seeee … e quando mai!!! Io non posso smettere di pensare, di riflettere, di analizzare. Se smettessi di farlo non sarei più Io!
Infatti, ecco un nuovo pensiero … “no, aspetta. E se fosse questo il vero complotto? Se qualcuno volesse impedirci di pensare proprio per farci credere di non avere tempo?”
Ecco, ci risiamo. Ora devo riflettere su questo. “Addio tempo libero, è stato bello finché è durato!”.
E così ho capito: il vero nemico non è il tempo, ma il pensiero stesso. Riflettere ci rallenta, ci invecchia, ci intrappola. La soluzione? Smettere di pensare?!? No, certo che no, ma possiamo non lasciarci travolgere.
Ero pronta ad abbracciare questa nuova filosofia quando, all’improvviso, un pensiero ha fatto capolino: “Ma se smetto di pensare, chi scriverà queste storie? Chi si perderà tra le parole, cercando di dare un senso a questo assurdo viaggio chiamato vita?”
Panico. Contraddizione. Paradosso.
Morale della favola? “Pensare fa male, ma non pensare è peggio. Quindi, pazienza: continuerò a rincorrere il tempo e a perdere il filo, almeno fino alla prossima illuminazione… o alla prossima visita dal dentista”.
“Il tempo vola. Ma tu sei il pilota”
(cit. Michael Altshuler)
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